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Quattro gli indagati. Circa un migliaio le vittime, anche 61 bergamaschi |
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Un raggiro su larga scala, per quasi
15 milioni di euro complessivi ai danni di centinaia di persone,
attratte con la promessa di forti sconti sul prezzo di listino
per l'acquisto di auto nuove di varie marche. Tra i presunti
truffati, circa un migliaio, compaiono anche 61 bergamaschi,
residenti in varie zone della provincia. Hanno dato sostanziose
caparre, senza però vedere la macchina. Il giudice del
Tribunale di Milano ha avvisato le parti offese di aver fissato
l'udienza preliminare con elenchi che hanno riempito ieri cinque
pagine del «Corriere». Sono quattro le persone che compariranno come imputati a vario titolo davanti al gup di Milano Fabio Paparella l'11 aprile: si tratta di Giambattista Cucca, 50 anni, originario di Napoli, e della sua convivente Antonietta Brandini, 47 anni, nativa di Montemilone (Potenza), residenti a Segrate; con loro Armando Minaudo, 46 anni, nativo di Trapani e residente a Segrate, e Orio Vadori, 43 anni, nato e residente a San Vito al Tagliamento (Pordenone). Secondo gli inquirenti, coordinati dal pm Laura Pedio, tutto sarebbe nato a fine '96. Giambattista Cucca in quel periodo avrebbe iniziato un'attività di vendita a privati, tra cui appartenenti a forze dell'ordine e professionisti, di auto di varie marche e modelli, con prezzi scontati del 20-30 per cento. Il piano truffaldino ha avuto due fasi: dapprima Cucca si sarebbe creato un giro di clientela grazie al passaparola, poi, sfruttando la notorietà grazie ai mirabolanti sconti, sarebbe passato al raggiro vero e proprio. Durante la prima fase si sarebbe creato una rete di vendita in Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e in alcune zone del Sud Italia. Secondo l'accusa Cucca si faceva firmare dal potenziale cliente un mandato come intermediario per l'acquisto di una vettura, con l'indicazione del prezzo scontato e di quello di listino, facendosi versare il 50 per cento della cifra concordata. A questo punto si recava da un concessionario e ordinava la vettura versando uno - due milioni di acconto. Poco prima dell'immatricolazione dell'automobile Cucca si faceva quindi versare il resto dell'importo dal cliente: quest'ultimo provvedeva a ritirare la vettura dal concessionario insieme alla fattura (riportante il prezzo di listino e un piccolo sconto effettivamente fatto a Cucca dal concessionario, all'oscuro di tutto). Cucca copriva poi la differenza tra il prezzo pagato al concessionario e il contante versato dal cliente con gli acconti versati da altri aspiranti acquirenti, generando un notevole flusso di contanti. A questo punto è scattata la seconda fase: la truffa vera e propria. Le auto, insomma, non le vedeva più nessuno. Ma nel frattempo il giro era diventato talmente ampio che Cucca ha dovuto prendere dei collaboratori: la sua convivente, Minaudo e Vadori in particolare. Il sistema ha retto per due anni, dopo di che, dal 1997 fino a ottobre 2000, il debito accumulato è divenuto talmente ampio da non riuscire più a contenere le lamentele dei clienti, sfociate in denunce. L'indagine della Procura ha permesso di far emergere il meccanismo, identificando i presunti responsabili. I quattro dovranno rispondere davanti al gup anche di bancarotta fraudolenta dell'impresa individuale di Cucca, a cui viene anche contestato di non aver presentato la dichiarazione sui redditi e sul valore aggiunto dal '98 al 2000. Non si conosce per ora la versione difensiva. T. T. |
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